Oltre il governo e la sovranità. Verso nuove istituzioni della politica.

Torna il seminario annuale del Centro Arendt. Di seguito il programma e la nota introduttiva.

Assumendo come oggetto di studio la sfera degli affari umani, contingente e mutevole per definizione, la filosofia politica è sempre stata attraversata dalla tensione tra la filosofia come disciplina, da una parte, e dall’altra come pratica di pensiero vivo. Il ciclo di seminari “Oltre il governo e la sovranità, verso nuove istituzioni della politica”, vuole “abitare consapevolmente” questa tensione, assumendola come premessa metodologica. L’intento è infatti quello di mettere il lessico della tradizione filosofico-politica occidentale alla prova delle inedite sfide della fase attuale quali il cambiamento climatico, il populismo digitale, la crisi della rappresentanza, i rigurgiti nazionalisti, e ora la pandemia di coronavirus. In quali casi concetti come stato, sovranità, governo, democrazia, libertà, potere e le relative genealogie risultano ancora produttivi, per quanto sottoposti a critica? E in quali casi, invece, si rende necessario immaginare altre cornici di senso? Vulnerabilità, cura, nonviolenza, ecologia sociale, felicità pubblica sono alcuni dei lemmi — le cui solide radici sono state da tempo nutrite dalla riflessione femminista sulla politica e l’ontologia — che vorremmo provare a mettere in circolo nella riflessione filosofico-politica del presente.

Si interrogheranno istituzioni, mobilitazioni, modi di organizzazione e di rappresentazione del potere, guardando alla capacità delle pratiche politiche di generare e dare forza a forme di vita plurali e libere. Si pensi, ad esempio, alla scena politica della “democrazia oltre lo Stato”, che trova la sua forma più originale nelle assemblee e nei consigli di donne curde nella regione del Rojava (nel nord della Siria); ma anche alle mobilitazioni di Black Lives Matter che non solo denunciano il razzismo strutturale di molte istituzioni negli Stati Uniti ma operano anche una risignificazione dello spazio pubblico e della partecipazione politica. Le risposte che cercheremo di avanzare dovranno tenere conto dell’inevitabile parzialità che l’eurocentrismo di una certa tradizione di pensiero maggioritaria implica.

In questo corpo a corpo tra tradizione filosofico-politica e inediti paradigmi che da pratiche politiche contemporanee sembrano prendere forma, ci pare riecheggi l’invito di Gilles Deleuze a uscire dalla filosofia con la filosofia. Nel nostro caso, in particolare con una filosofia politica “senza balaustre”, come l’ha definita Arendt. Ciò significa mettersi alla ricerca di un nuovo vocabolario che, per quanto rimasto escluso dalla tradizione dei concetti politici moderni, abbia la capacità di ribaltarne l’orizzonte immaginativo consolidatosi attorno alla persistenza di una politica del negativo, di un’antropologia pessimista e di una “ontologia della sovranità”.

IL CENTRO

Il Centro di studi politici “Hannah Arendt” (www.arendtcenter.it)(https://arendtcenter.medium.com/) attivo presso il Dipartimento di Scienze umane dell’Università di Verona è un luogo di ricerca e formazione che si propone di intrecciare gli studi filosofico-politici arendtiani con la riflessione sulla contemporaneità, in una prospettiva interdisciplinare aperta al contributo delle scienze umane e sociali e tesa allo sviluppo di saperi critici.

Centro di studi politici Hannah Arendt, Dipartimento di Scienze Umane, Università di Verona

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